Il parcheggio (parabola moralista)

e73c9873f263c1bb692dc1d6814a4b6b.jpgFinalmente sono tornato. C’è voluto un po’ di tempo ma sono tornato. Lo sconforto era grande, per me, è ho avuto non poche difficoltà a tornare a scrivere perché mi sembrava troppo grande ormai il divario fra ciò che mi accade intorno e ciò che si può concretamente fare per invertire la rotta.

Sono stato tentato dall’arrendermi davanti alle forze soverchianti del’ineluttabile destino. Il Paese che svolta sempre più verso una democrazia a libertà limitata e vigilata, con il consenso della maggioranza degli italiani, il mondo che corre sempre più veloce verso un disastro ambientale ed economico che sembra inarrestabile, il Partito Democratico che balbetta di correnti e di dualismo D’Alema-Veltroni.

Dualismo D’Alema-Veltroni? Ma non era il ’94? Già, passa il tempo ma i dualismi in Italia son sempre gli stessi. Questa classe dirigente vecchia e autonominata non cambia manco con le cannonate e un 72enne ci porterà fino al 2013 e forse oltre. Non cambia niente, insomma, che fare? Grillo? Piazza Navona? Girotondo intorno al mondo? Me ne vado in Spagna (è una domanda che mi faccio ciclicamente su sto blog)?

Niente di tutto questo. Andarsene in Spagna è ormai di moda ma preferisco restare, e se dovessi scegliere preferirei la Svezia, scelgo di restare e racconto una parabola, magari così anche l’ala cattolica del Partito mi segue.

La parabola inizia in un tranquillo paese di una decina di migliaia di abitanti nel tranquillo centro Italia. Quello rosso che più rosso non si può, dove il PD è più che maggioranza è solida realtà. Io vivo qui, lontano dai lavorii di Roma, lontano dai problemi del Nord e del Sud, sto proprio al centro del cuore del centro. In questo paesino tutto scorre tranquillo, l’amministrazione lavora, c’è molto verde, ci sono i marciapiedi nuovi, le strade impeccabilmente pulite, i centri di riciclaggio, la farmacia comunale e se chiedi una visita alla ASL nel giro di qualche giorno la ottieni.

Il paradiso terrestre? Sicuramente un posto dove l’amministrazione funziona. E di cosa mi lamento? Proseguiamo con la parabola per saperlo. Il mio paesino è così bello e ben amministrato che ha una densità di parcheggi superiore alla legge del triplo. La legge chiede un tot di metri quadri minimi che vengano adibiti a parcheggio e il mio paesino esagera ne ha il triplo. E sono ben distribuiti anche. Ce ne sono in centro, nelle frazioni, in periferia. E c’è di più. Nessuno è a pagamento. Ce ne sono di completamente liberi e ce ne sono di orari (variano da un’ora a quattro ore), ma quelli orari sono integrati da quelli liberi nelle immediate vicinanze e ce ne sono parecchi, soprattutto vicino ai centri di interesse commerciale e degli uffici. Insomma parcheggi liberi e ampi in tutte le zone della città. Neanche un tassametro.

Nel mio paesino le macchine sono ferme in mezzo alla strada spesso e volentieri. Nel mio paesino quasi tutte le macchine non rispettano il limite orario dei parcheggi. Moltissime volte le macchine sono ferme negli spazi adibiti a carico e scarico oppure sono sul marciapiede, o sono sulle strisce pedonali o negli spazi adibiti alle soste dei portatori di handicap. Insomma il mio paesino è uguale a tutta Italia, perché?

Perché nel mio paesino il parcheggio libero è a 300 metri (a piedi non in linea d’aria) dagli uffici e dalla posta, per esempio. Allora l’italiano che deve andare alla posta non può andare a sostare lì, no, così come non può farlo il lavoratore (tengo famiglia e devo lavorare pure io, i due alibi principe dell’italiano per essere incivile). Un italiano non può fare 300 metri a piedi e allora ferma dove può. Magari su una strada trafficata con le quattro frecce, o magari di traverso sulle strisce pedonali. L’italiano ha tre bar alla stazione e molti parcheggi orari. Ma se si deve fermare più di un’ora si ferma lo stesso, magari se è tutto pieno il parcheggio della stazione si ferma sulle strisce o in doppia fila e non gliene frega niente se il parcheggio completamente libero e senza limitazioni orarie sia a meno di 100 metri dai bar e dalla stazione, appena oltre quella rotonda lì, meno di un minuto a piedi. Quel parcheggio rimane sempre e rigorosamente vuoto, perché è dall’altra parte della rotonda. Non può, l’italiano, fermarsi lì per andare a fare il bancomat esattamente di fronte quando c’è un comodo parcheggio per disabili giusto davanti a quel dannato bancomat! Tanto è un minuto. Perché fermarsi in quel bel parcheggio nella strada trasversale per andare al bar quando c’è uno slargo per il passaggio pedonale giusto davanti? Tanto è un attimo, quattro frecce e via. Perché usare il parcheggio enorme e sempre vuoto oltre il sottopasso a meno di duecento metri dal mio ufficio, dal negozio, dalla tintoria, dal dottore e dalla farmacia quando posso fermarmi proprio lì davanti anche se è orario oppure se c’è solo lo spazio di scarico e carico?

Ecco la parabola del parcheggio. Cosa ci dice questa bella parabola? Che il problema non è la scarsezza del parcheggio.

A domani, italiani.

P.S. Prendete questo post anche come commento alla manifestazione di Piazza Navona.

Il parcheggio (parabola moralista)ultima modifica: 2008-07-15T11:26:21+00:00da thenib
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